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Les méfaits des intellectuels Présentation d'Alain de Benoist Krisis, Paris (2007) - 387 p., 25 € | S'il y a quelqu'un en France qui mérite d'être considéré comme un « révolutionnaire conservateur », c'est bien Edouard Berth ! Resté longtemps trop méconnu, Berth a d'abord été, toute sa vie durant, l'ami et le plus fidèle disciple du grand Georges Sorel, l'auteur des réflexions sur la violence. A ce titre, il fut à partir de 1905 l'un des théoriciens du syndicalisme révolutionnaire, c'est-à-dire de cette tendance du mouvement ouvrier qui entendait se tenir à l'écart des partis politiques démocratiques pour tenter d'instaurer, sur les ruines de la société bourgeoise, une véritable « société de producteurs ». Mais Edouard Berth est un admirateur des valeurs héroïques de l'Antiquité. Tout comme Sorel, il conçoit d'abord le socialisme comme une épopée « sublime », dont le mythe de la grève générale serait le ressort.
En 1911, Edouard Berth crée avec Georges Valois le célèbre Cercle Proudhon, où se rencontrent militants de l'Action française et syndicalistes révolutionnaires, réunis par une commune aversion du parlementarisme et de la démocratie libérale. Et c'est trois ans plus tard, à la veille de la Première Guerre mondiale, qu'il publie Les méfaits des intelletuels, ouvrage dans lequel il célèbre le « crépuscule démocratique », la « renaissance du mythe », met en accusation les valeurs bourgeoises et marchandes, et appelle à une synthèse des idées soréliennes et de celle de Charles Maurras. C'est ce livre étonnant, étape capitale de l'histoire des idées, qui se trouve aujourd'hui à nouveau proposé au lecteur. Le texte des Méfaits est précédé d'une longue introduction d'Alain de Benoist, qui présente dans le détail la vie et l'oeuvre d'Edouard Berth. En appendice, figurent également une bibliographie complète de ses écrits, des lettres inédites de Bergson et un essai sur Drieu la Rochelle rédigé par Berth au début des années 1920.
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Carl Schmitt actuel Guerre « juste », terrorisme, état d'urgence, « Nomos de la Terre » Krisis, Paris (2007), 19,00 € | Depuis les attentats du 11 septembre 2001, les de Carl Schmitt est de plus en plus souvent cité en référence aux événements qui se déroulent sous nos yeux. Certains sont même allés jusqu'à faire de l'auteur de La notion politique l'inspirateur secret de la politique de la Maison-Blanche. Cette thèse est bien sûr insoutenable. Ce qui est en revanche certain, c'est que toutes les grandes thématiques schmittiennes sont directement impliquées dans l'évolution récente de la politique internationale. La guerre menée en Irak par les Etats-Unis marque un retour à la « guerre juste », moralo-humanitaire, où l'ennemi devient une figure du Mal, dont Carl Schmitt avait dénoncé les effets dévastateurs. L'avènement d'un terrorise « global » renvoie directement aux thèses exposées par Schmitt dans sa Théorie du partisan. L'instauration dans les pays occidentaux d'un état d'exception qui tend de plus en plus à devenir permanent ne peut se comprendre qu'en référence à ce qu'il a pu écrire sur le « cas d'exception ». Enfin, l'effondrement du duopole américano-soviétique, qui a mis fin à l'après-guerre, annonce de toute évidence la naissance d'un nouveau monde. ainsi que Schmitt l'avait prévu dès 1950 dans ses écrits sur les « grands espaces », la dualité Terre-Mer et l'instauration d'un nouveau « Nomos de la Terre ».
Dans cet essai remarquablement documenté, Alain de Benoist fait le point sur l'actualité de Carl Schmitt, en s'efforçant de montrer en quoi la lecture de son oeuvre peut servir de clef à la compréhension du moment historique que nous vivons. Réfutant au passage quelques idées fausses, il propose un éclairage nouveau sur les lignes de force de la mondialisation.
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Terrorismo e "guerre giuste" Sull'attualità di Carl Schmitt Guida, Napoli (2007) - 120 p., 10,00 € | In questo suo ultimo lavoro Alain de Benoist contesta radicalmentela legittimità teorica, politica e morale del concetto di 'guerra giusta', dimostrando come lo stesso fenomeno terroristico vada riportado alle sue dimensioni più semplici e naturali, quelle che consentirebbero di combatterlo senza alimentarlo. Il terrorismo, in effetti, non ha radici soltanto 'islamiche', ma talvolta occidentali e anche statuali.
Esso si ricollega anche al fenomeno, tipicamente moderno nelle sue forme più accentuate, di criminalizzazione del nemico, secundo le analisi del giurista tedesco Carl Schmitt, di cui de Benoist indaga l'attualità. In una critica radicale alle posizioni dell'amministrazione Bush, l'Autore perviene alla conclusione che il 'globalitarismo' americano racchiude un pericolo mortale per il mondo moderno, l'occultamento delle originarietà dell'elemento politico e conflittuale nella vita dell'uomo, con la conseguenza che un pianeta 'definitivamente pacificato' dall'egemonia 'benevole' degli Stati Uniti d'America produca una guerra civile mondialesenza fine e di proporzioni catastrofiche. |  |

Ultimo anno Diaro di fine secolo Ediozioni Settecolori, Lamazia Terme (2006) - 356 p., 18,00 € | Il diaro de un anno, l'ultimo del '900, negli appunti per comprendere il secolo di Alain de Benoist, che evocano l'inguanno delle "guerre umanitarie", la crisi dello Stato sociale e quella dello Stato nazionale, l'immigrazione e la globalizzazione.
Ma de Benoist racconta anche il suo lavoro, i suoi interessi, l'Italia. Tra modernitè e postmodernità affiora l'intreccio di cronaca e storia, nella consapevolezza che dove c'é il pericolo, c'è anche la salvezza. |  |

Comunità e decrescita Critica della Ragion Mercantile. Dal sistema dei consumu globali alla civiltà dell'economia locale Arianna Editrice, Casalecchio (2006) - 219 p., 12,95 € | Di fronte alla crisi economica e sociale del modello di sviluppo occidentale diventa realistico criticare la ragione stessa dell’economicismo moderno: la mercificazione dell’esistente. L’autore individua un limite ecologico alla crescita economica illimitata e propone di cominciare a far decrescere l’idea che lo sviluppo degli scambi mercantili sia una legge naturale della vita. Il messaggio che pubblicità e media diffondono continuamente è che il benessere passa attraverso il consumo, ovvero attraverso l’appropriazione continua di una quantità sempre maggiore di oggetti.
È necessario rinunciare all’immaginario economico per il quale “di più” significa “meglio” e imparare ed essere capaci a dire: “è sufficiente” oppure “è abbastanza” piuttosto che “sempre di più!”.
Alain de Benoist considera errato immaginare la decrescita come un appello a un ritorno al passato o a una brutale degradazione del livello di vita. La decrescita è invece un’inversione di tendenza che si rende necessaria per il semplice motivo che l’attuale modello di sviluppo è ecologicamente insostenibile, ingiusto e incompatibile con gli equilibri della natura.
Esso porta con sé, sulla scia dell’occidentalizzazione, perdita di autonomia, alienazione, aumento delle disuguaglianze sociali, insicurezza individuale e collettiva. Alain de Benoist porta alla luce il carattere di artificio e dominio dell’economia ponendo la critica alla civilizzazione mercantile sul piano del suo stesso fondamento sociale e politico. Riprende l’idea della democrazia partecipativa, proponendo, dinanzi al globale sviluppo illimitato, il livello locale e della vita quotidiana. Rimangono le lingue, le culture, un legame sociale che va pazientemente ricreato nell’esistenza di ogni giorno, per una comunità della decrescita. |  |

Dialoghi sul presente Alain de Benoist, Giuseppe Giacco, Costanzo Preve Controcorrente edizioni, Napoli (2005) - 157 p., 14,00 € | Si può nel proprio tempo, il presente, in molti modi. Ad esempio, appiattendosi su di esso, cercando di trarne tutti i vantaggi possibili, all'insegna del carpe diem ed atteggiandosi a maestri di democrazia e diritto da dispensare al mondo intero, magari bacchettando i refrattari a colpi di bombe all'uranio impoverito, oppure con uno sguardo critico a inquieto, nella convinzione che l'Occidente, che con la globalizzazione tenta di occupare oggni angolo della terra, offra più problemi che soluzioni: l'espansione unilateraledel dominio statunitense, lo sfruttamento intensivo derisorse nonrinnovabili, la perdita della biodiversità e il conseguente impoverimento della natura, l'estrema concentrazione della ricchezza in poche mani, i movimenti migratori di masse crescenti, una democrazia sempre più svuotata di contenuto e senza consenso, l'assottigliarsi, al di là della retorica ufficiale, della sfera delle nostre libertà a causa dell'uso di strumenti di controllo potenti invasivi come Echelon.
Quest'ultima à la chiave di lettura scelta dagli autori del presente volume. |  |

Comunismo y nazismo 25 reflexiones sobre el totalitarismo en el siglo XX (1917-1989) Ediciones Áltera, Barcelona (2005) - 184 p. | Comunismo y nazismo: aniquilación de los "burgueses", por un lado, y de los judíos, por el otro. Aniquilación, en suma, por el mero hecho de pertenecer a una clase o u una raza.
Comunismo y nazismo: el horror supremo del siglo XX. Un único nombre - totalitarismo - define la pretensión de ambos a la dominación total, a la sociedad pura, sin fisuras. |  |

Identità e comunità Guida, Napoli (2005) - 168 p., 11,40 € | Nei tre saggi che compongono il volume, l'autore critica alcuni concetti fondanti la riflessione liberale sull'uomo e sullo Stato. All'antropologia individualista liberale egli oppone una concezione dell'identità e dell'individuo basata sulla comunità e sul riconoscimento reciproco delle differenze. L'idea di bene comune ed il concetto di comunità sono alla base dell'interesse dell'autore per l'opera di Johannes Althusius, letta come alterantiva federalista e partecipativa al progetto statualista della modernità. Il libro è indirizzato ad un pubblico colto, ma non di soli specialisti, da leggere anche come proposta politica per i processi di costruzione dell'Unione Europea. |  |

Oltre il Moderno Sguardi sul terzo millennio Arianna Editrice, Casalecchio (2005) - 310 p., 12,95 € | Stato, nazione, sovranità, progresso sono le parole chiave della modernità, sempre più contestate e inadeguate a spiegare la politica e la società contemporanee. Siamo oramai entrati nella fase della postmodernità. Per Alain de Benoist è necessario utilizzare altri termini come democrazia partecipativa, identità collettive, differenzialismo, comunitarismo, federalismo, ecologia. Con questi concetti Alain de Benoist va oltre il moderno e butta uno sguardo non conformista sul terzo millennio, proponendo le autonomie locali a difesa del pluralismo culturale e prende posizione in favore di un federalismo fondato sul principio di sussidarietà. Bisogna tenere presente il modello greco anziché quello romano. E sostituire all’immagine della piramide quella del labirinto.
Alain de Benoist continua la sua analisi postmoderna individuando un limite ecologico alla crescita economica illimitata e propone di cominciare a far decrescere l’idea che lo sviluppo degli scambi mercantili sia una legge naturale della vita.
Solo una democrazia partecipativa che faccia chiaramente primeggiare il politico e il sociale sull’economico può tenere conto della questione naturale. Prima di tutto perché le persone sono evidentemente sensibili all’ambiente in cui vivono, e di cui tengono conto nel momento in cui hanno la capacità di decidere da soli su ciò che li riguarda. Poi perché l’ambiente, per definizione, si situa al di fuori della sfera degli scambi mercantili. Il pensiero trasversale di Alain de Benoist suscita interesse e simpatia sia a destra che a sinistra, in quanto riesce a coniugare i valori di destra con le idee di sinistra. |  |

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