Intervista da Lorenzo Bianchi
Il Giorno, 10 novembre 2016
L’elezione di Trump illustra in modo spettacolare l’ascesa irresistibile del populismo nel mondo. Ora è sbarcato anche in America». Alain de Benoist, scrittore e filosofo francese, 72 anni, fondatore del movimento culturale Nouvelle Droite (la Nuova Destra), vincitore nel 1978 del Gran Prix D’Essai dell’Académie Française con il suo volume «Visto da destra», è dell’idea che il voto «non è importante per il personaggio, ma per il fenomeno che si è manifestato attraverso Donald Trump.
Che cosa è affiorato dalle urne?
«Lo stesso atteggiamento collettivo che ha provocato anche la Brexit, il voto inglese favorevole all’uscita dall’Unione Europea. La classe media statunitense è stata investita assieme alla classe operaia dal vento della mondializzazione».
Che ha fatto crescere le distanze fra i diversi ceti sociali.
«Le ha aggravate, allontanando la borghesia e gli operai dalle élite finanziarie, economiche e dei mass media. Ora l’ondata del populismo è passata dall’altra parte dell’oceano Atlantico. Questo conferisce all’elezione di Trump una valenza storica».
Qual è stata la caratteristica principale del vincitore?
«Ha rappresentato il movimento anti-establishment ossia la contestazione delle classi dirigenti. I suoi elettori hanno bocciato un sistema del quale la Clinton era un simbolo».
Quindi contro cosa hanno votato?
«Contro Washington, contro il politicamente corretto, contro George Soros, contro la banca Goldman Sachs, contro i politici di carriera che confiscano la democrazia. Un’eruzione di collera ha portato Donald Trump al potere».
Secondo lei anche negli Usa ha preso corpo il risentimento della popolazione contro gli immigrati, che sono stati un architrave della democrazia americana? Lire la suite …